giovedì 21 novembre 2019

LUIGI VERONELLI, 15 ANNI DOPO, PUR SEMPRE MITO UNICO E LEGGENDARIO




 
 
Chiariamo subito: siamo tutti debitori a Luigi Veronelli figura leggendaria ed uomo autentico. Lo siamo all’enogastronomo antesignano e moderno insieme, al giornalista polemico, al fine scrittore, all’editore coraggioso, al precursore conduttore televisivo del settore, oltre che al filosofo ed anarchico sui generis. Con questo servizio speciale ricordiamo i 15 anni dalla scomparsa di Gino (così per gli amici veri), di quel tardo pomeriggio di lunedì 29 novembre a Bergamo, all'età di 78 anni, lui milanese appassionato ma cittadino del mondo. Ho vissuto quasi quindici anni a fianco dell’uomo Veronelli nel pieno degli anni più entusiasmanti, quelli della sua “L’Etichetta” e delle sue millanta Guide, in un ruolo che mi consentiva, soprattutto per la sua amicizia e fiducia, d’intervenire e conoscere ogni minimo particolare della sua vita professionale ed umana.
Tra aspetti di marketing e redazionali, viaggiando ovunque con lui (guai non disporre di automobili comode e sicure ove amava distendersi e riposare mentre ci scambiavamo idee, suggestioni e pensieri d’ogni genere. Da soli piuttosto che con le rispettive compagne di vita, tra confidenze personali, familiari e professionali d’ogni genere. Canzonandomi talvolta, quando dinanzi ad interlocutori insistenti driblava dicendo “parlate con Bruno, il mio padrone..”, lui che di padroni non ne ha mai avuto, anzi li spediva al diavolo per il suo istinto di “libertà vo cercando”. Sorrido amabilmente quando leggo od ascolto di gente che lo cita, mette immagini con lui o qualche epistola ed accenna a comuni pensieri, volendo sottolineare che “conosceva” Veronelli.., pur di poterlo citare, dimenticando che la gentilezza di Gino era tale che quasi mai disdegnava cortesia e disponibilità all’ascolto ed al dialogo. Proverbiale la sua “Corrispondenza pubblica e violata” a cui dedicava ore ed ore, anche quando lontano dalla sua dimora bergamasca di via Sudorno o quando dominava con la sua presenza gli uffici de “L’Etichetta” in via Barozzi nel pieno centro di Milano. Di lettere e messaggi ne riceveva millanta, tutti singolarmente esaminati e spesso anche di notte, sino a condizionare la sua vista usando quasi sempre la sua scrittura manuale volendo rispondere a tutti, prima di passarli alla sua segreteria od a chi, tra noi, doveva gestirli per diversi motivi. Negli ultimi suoi anni di vita l’attività fisica fu forzatamente ridotta nei viaggi condivisi ma non nella tenace linearità dei suoi interventi giornalistici o da enogastronomo, rallentando pertanto la nostra frequentazione. E quando la sera del 29 novembre fui raggiunto dalla notizia che ci aveva lasciato, la mia vita ebbe un sussulto che da allora mi accompagna con triste ma immensa dolcezza verso un uomo che, per tanti versi, era stato anche un rigoroso padre (c’erano vent’anni di differenza) rispetto a quello vero che avevo perso quando ne avevo solo 15. Seguì un mio saluto, inviato con fax, ma scritto a mano come a lui piaceva, in attesa del saluto che avvenne l’1 dicembre al Cimitero Monumentale di Bergamo tra tanta gente giunta da diverse terre, quella che a lui piaceva “camminare”! Di libri ed articoli su Gino Veronelli ne sono usciti a iosa, ma esemplare è “Luigi Veronelli” (Giunti e Slow Food editori) del genero e suo curatore personale Gian Luigi Rota e dell’autore teatrale e televisivo Nichi Stefi, persone con cui Gino ha avuto un profondo legame personale e professionale. Sovente il resto è noia autocelebrativa di chi, usando abilmente Gino ormai scomparso, ha voluto o vuole farsi pubblicità autoreferenziale, come la quantità di allievi veri o presunti che non si contano.. Al pari invece dell’immensa produzione giornalistica, editoriale e d’interventi di Veronelli che soprattutto nelle sue riviste (quelle dirette od edite da lui stesso, in primis “L’Etichetta” ed “EV”) ha saputo offrire spunti, meditazioni e lezioni intorno a Terra e Tavole prima di chiunque altro, od appena dopo (vedi Paolo Monelli, Mario Soldati, Gianni Brera) ma con una completezza unica e personalissima insieme ad un’eredità linguistica e con una continuità lessicografica e interpretativa. Perché Gino non era solo uno scrittore di vino, ma un intellettuale a tutti gli effetti, uomo coltissimo, grande polemista, pieno di coraggio e di personalità. Un vero Maestro riconosciuto da tutti, salvo qualche mediocre polemista della domenica o food blogger che l’ignorano o snobbano per totale ignoranza. Ed al di là dei suoi primi libri e collane come i primissimi sul vino: “I Vini d’Italia” del 1961 (Canesi Editore Roma), i Cataloghi Bolaffi sui vini e le pioniere “Guide all’Italia Piacevole” dal 1968 (Garzanti) e poi “Le Cose Buone di Veronelli”, il “Repertorio e Dizionario dei Vini” e tanto altro ancora. Abbiamo pertanto scelto solo alcuni pezzi dai suoi scritti, volutamente di anni distanti tra loro poiché ancora oggi risuonano attualissimi proprio in quanto universali nella filosofia d’un uomo eccezionale che, tra l’altro, soleva definirsi con semplicità “Non sono un maestro, sono un notaro” sottolineando che “Anarchia per me è la libertà dell’altro”! Non dimenticando episodi chiave e simbolo di grande libertà, come quando negli anni Ottanta, Veronelli viene nuovamente arrestato e condannato a sei mesi per aver indotto alla rivolta i contadini piemontesi, mentre vent’anni prima, nella primavera del 1961, l’ultima volta di un libro messo pubblicamente al rogo in Italia, nel cortile della Questura di Varese a bruciare fu “Storielle, racconti e raccontini“, opera del Marchese De Sade, pubblicato dalla sua piccola casa editrice nel 1957. In quegli stessi anni, tra metà anni ’50 sino ai primi del ’60 Veronelli realizzò, anche come editore, la rivista “Il Gastronomo”, che ebbe un inatteso successo e quale primo documento ufficiale della sua esaltante, quasi cinquantenaria carriera di giornalista e scrittore, esperto esemplare ed opinion leader in “cose buone”. Scrivendo, tra l’altro, nel suo primo editoriale: “Questa nuova rivista si rivolge ai gastronomi, ai cuochi e alle cuoche italiani, con l’intenzione di trattare e risolvere i problemi dell’arte gastronomica, di richiedere il rinnovamento dei nostri ristoranti perché si adeguino alle raffinate e pur semplici esigenze di una clientela educata (rinnovamento che ha dato in Francia e in altri paesi, risultati anche economicamente stupefacenti), e di ricordare alle gentili lettrici le purtroppo dimenticate ricette dei nostri vecchi e l’amore per la cucina… Solo la gente volgare giudica la gastronomia una disciplina volgare e la crede rivolta all’unica soddisfazione dell’appetito. Il mangiare ha tale funzione e non la gastronomia… Il vero signore - e può esserlo il più modesto degli operai e non esserlo il più titolato dei nobili - si avvicina alla tavola per soddisfare il bisogno dettato dalla nuova natura, ma, come in ogni altro momento della sua vita, è partecipe e consapevole di quello che fa, desidera farlo bene e trarne ogni piacere…La gastronomia si rivolge allo spirito di chi mangia perché sia indotto a raccogliere ed esaltare le sensazioni del gusto. Essa è l’arte del gusto come la musica è l’arte dell’udito, come la pittura, scultura, architettura sono le arti della vista. Così essa ha i suoi artefici, i cuochi, ed i suoi critici, i buongustai, e come ogni arte richiede ai suoi seguaci qualità elettive e meditato studio… La nostra rivista vuole aiutare i gastronomi e i cuochi a riportare la cucina italiana allo splendore di un tempo e si propone di iniziare un colloquio su tale aspetto, non il minore, del costume.”. Vent’anni dopo, agli inizi degli anni ’70, grazie ad uno scritto mai pubblicato su Panorama (con cui allora Veronelli collaborava, come poi avvenne con L’Espresso e tanti altre riviste e giornali) e ritrovato da G.A.Rota, ecco cosa scriveva sul cibo, come ancora oggi viene sottolineato per essere fedeli alla terra anche a tavola ed in cantina : “Sino a ier l’altro si ostentava massima sicurezza, nessun dubbio: utopia la difesa delle abitudini alimentari del passato; l’industria era il bene, il giusto, l’auspicabile; si andava verso il cibo chimico, addirittura la santa pillola, il prodotto unico, completo e razionale, quindi “industriale”, che avrebbe risolto magicamente ogni problema; e si brindava all’avvento della società del benessere… All’improvviso si ci è accorti: non del benessere, si correva alla società del malessere, con pericoli via via più scoperti di autodistruzione. La voce dei pochi, ed io tra quelli, che predicavano la necessità di rimanere fedeli alla terra anche a tavola e in cantina L’esigenza proclamata dei buoni cibi e dei buoni vini non era e non è una moda, non uno dei vari aspetti della conservazione o il retorico sconforto per il tempo passato degli accademici di cucina. Tutt’altro: è aspetto, certo non ultimo, della difesa giovane di quei valori umani che industrie avide e incontrollate vogliono distruggere e annullare. Giorno per giorno si precisa la volontà comune di una natura pulita: mari, boschi, campi, monti puliti, capaci di dare cibi puliti… Abbiamo bisogno di meditazione e di equilibrio: il “ritorno contadino” non è rifiuto della tecnica; è l’invito – anche e soprattutto nel nostro campo – a sottomettere sempre e comunque la tecnica al rispetto delle esigenze umane.” Idee chiare e nette, una filosofia non solo di vita ma quale strada da percorrere per tutto il mondo agroalimentare ed enogastronomico italiano. Ed ecco che nell’autunno 1983 nasce ed esce L’Etichetta, trimestrale (e poi bimestrale) che per originalità, impegno e bellezza sconvolgerà l’editoria enogastronomica italiana, con Direttore (sino al 1991) Luigi Veronelli.
Un’idea nata per descrivere la giornata del “giovin signore” (di pariniana memoria) che ricerca per sè il meglio in qualsiasi momento e gesto della stessa. Con una descrizione, come lo stesso Veronelli precisa, che ha, per ogni argomento, una doppia narrazione: un pezzo teorico, a cura di una grande firma o di un personaggio noto capace di provocare emozione; un pezzo pratico, a cura di un esperto, un giornalista specializzato, capace di indirizzare nella scelta dei migliori prodotti sul mercato. Il tutto con articoli corredati da immagini affidate ai più grandi fotografi, italiani e/o esteri che interpretano individualmente ogni numero, ed un’impaginazione e grafica di grandi eleganza e modernità. L’Etichetta”, dichiarerà Veronelli, “nasce col proposito di accompagnare e sottolineare il crescere dell’esigenza qualitativa. “Una rivista, numero via numero, che ha accompagna il lettore nella scelta degli oggetti, dei cibi e dei vini che servono alla sua vita materiale. Il mangiare e il bere corrispondono a precise necessità.” Un format nuovo e vincente, non solo in Italia, anche in Francia e negli Stati Uniti, che descriverà di persona, sottolinea Veronelli, di: un uomo dato alla gola, ed a tutti i piaceri sensuali e mondani - provati da me, goduti da me, scritti da me - ti racconterò la serie lunga e provocante dei cibi, dei vini, delle acqueviti e degli accessori di tavola.”
Il periodo in cui, nei tanti viaggi comuni in Italia ed all’estero, e durante le giornate del Vinitaly veronese, s’instaurano rapporti preferenziali anche con millanta persone, sia quelli fugaci, ma con individui che poi diranno d’avere intessuto rapporti importanti con Veronelli (falsi e bugiardi, costoro..), e tanti altri e veri personaggi (pur non famosi) che anche se con incontri fugaci per il poco tempo insieme, in realtà sono stati un riferimento vero. Come nelle giornate tra Veneto e Friuli di “Terra Madre” quella originale nella sua nascita (e non quella di Slow Food venuta dopo.., ma prima) tra aprile e maggio 1992, come anche da me raccontato su “L’Etichetta” grazie alla speciale collaborazione con l’Associazione per la qualità “L’Altratavola”. Giungendo poi agli ultimi anni di Veronelli ove, con straordinaria vitalità, Gino crea e sviluppa, insieme ai “giovani estremi” dei centri sociali, iniziative come “Terra e Libertà/Critical Wine”, ed elabora proposte rivoluzionarie quali il Prezzo Sorgente,. Ma soprattutto dando vita all’autocertificazione delle De.Co., le Denominazioni Comunali che permettono ad ogni Sindaco di dare valore, non come marchio di qualità, ma quale forte identità territoriale e storica di specifici prodotti, piatti o saperi, proseguendo a dare battaglia all’industria alimentare quando invadente ed equivoca come nella denuncia delle frodi dell’olio e dunque sempre a fianco dei “suoi” contadini e vignaioli del privilegio. E proprio ai giovani si rivolge: “Pensateci ragazzi. L’abbandono delle città, degli stabilimenti e il ritorno alla terra e al suo lavoro in condizioni ambientali, a volte difficili, a volte paradisiache, sempre di fronte al mare, alla campagna, ai boschi, ai monti. Con una remunerazione individuale assai alta, data l’eccellenza dei prodotti terragni, ottenuti con mezzi artigianali, se non addirittura manuali…(poiché, ndr) Nei fatti, ogni uomo, in ogni parte del mondo, con leggi giuste, potrebbe vivere con il lavoro della propria terra. Nella nostra patria - la patria è ciò che si conosce e si capisce - i contadini, sia piccoli proprietari, sia braccianti, potrebbero essere, per il favore del terreno e del clima, addirittura dei privilegiati”. Sono ormai 15 anni che Luigi Veronelli ci ha lasciato, ed oggi la sua “filosofia” è espressa in particolare con le iniziative del Seminario Permanente Luigi Veronelli di Bergamo, un'associazione senza fini di lucro intitolato al massimo degustatore e critico gastronomico del Novecento, che oltre ad eventi pubblica l’annuale “Guida I Vini di Veronelli”, e con l’Alta Scuola Italiana di Gastronomia Luigi Veronelli presso la sede della Fondazione Giorgio Cini, sulla splendida Isola di San Giorgio Maggiore a Venezia, luogo di pensiero e di formazione dedicato al sapere della terra e della tavola, ispirata alle rivoluzionarie idee veronelliane. Oltre a quanti, come noi e pochi altri, quelli sinceri ed autentici interpreti, proseguono con varie attività cercando, molto modestamente, di onorare la sua filosofia. Certo è che Gino se ne è andato, e come qualcuno ha magistralmente scritto: “Lasciandoci un vuoto secco come una bottiglia senza allegria, un vuoto che pensare di colmare è ridicolo quanto impossibile. Ma ci ha lasciato la voglia di ribellarci e di seminare”…Evviva!!!
Bruno Sganga

sabato 17 agosto 2019

Il Burson Etichetta Nera della Tenuta Uccellina



La Tenuta Uccellina produce il Burson Etichetta Nera Riserva con l’uva Longanesi, vitigno autoctono della pianura ravennate. Un vino tornato da poco o forse appena conosciuto per coloro che proprio non sapevano fosse mai esistito. C'è voluta la passione e la finezza di mano di questi coltivatori e di un enologo raffinato come Sergio Ragazzini, per spianare la strada a questo ritorno in grande del Bursôn che, come adesso tutti sanno, si fa con uva Longanesi, in poche terre sparpagliate attorno a Bagnacavallo in Romagna. L’Uva Longanesi, chiamata Bursona in dialetto romagnolo, è un vitigno autoctono della zona di Ravenna e ad oggi gli ettari vitati sono all’incirca 200. Poche sono le cantine che si dedicano alla coltivazione di questo nobile vitigno, anche se le ultime bottiglie prodotte mostrano grande carattere e un potenziale eccellente. Fino a poco tempo fa, l’uva Bursona era confusa con il Negretto, ma nel 2000 è stata iscritta al Registro delle Varietà con il nome di Uva Longanesi. Gli sforzi e l’entusiasmo hanno permesso ai produttori di migliorare le tecniche di vinificazione. Con il tempo ed il perfezionamento dell’appassimento delle uve, i risultati mostrano bottiglie di elevata qualità, in grado di misurarsi con gli altri grandi vini rossi d’Italia. Il vino Burson, ottenuto dall’Uva Longanesi, è intenso, molto ampio e ricco, con aromi fruttati a base di amarene, spezie e cacao in bella evidenza. Al palato offre grande consistenza, corpo e tannini poderosi. Per rendere il vino ancora più sontuoso e per estrarre il massimo dei sapori, spesso i produttori come la Tenuta Uccellina fanno appassire le uve, in stile Amarone per intenderci. Il Burson Etichetta Nera è il vino più pregiato: proviene da uve fatte appassire e poi messo ad affinare per almeno due anni in fusti di legno. Il risultato è un vino di grande fascino.

https://www.convitis.com/italian/burson-etichetta-nera-riserva-tenuta-uccellina-2012.html
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mercoledì 5 giugno 2019

Simone Michielin, ovvero Antiquum di Vittorio Veneto, in Borghi d’Europa

Dopo la presentazione dei 10 Percorsi Internazionali presso la sede del Parlamento Europeo
di Milano e la partecipazione al Festival dello Sviluppo Sostenibile, la rete internazionale
Borghi d’Europa ha iniziato l’itinerario per individuare le ‘tappe’ dei Percorsi stessi.
Per quanto riguarda ‘I Mulini del Gusto e le Vie del Pane’, le visite in incognito per tracciare
in Italia la mappa delle ‘soste del gusto’ ha portato i giornalisti e i comunicatori di Borghi d’
Europa a Vittorio Veneto, a Ceneda, ove hanno incontrato Antiquum, panificio artigianale
di Simone Michielin e Lucrezia.
Un primo stage con la redazione di Borghi d’Europa si è svolto rigorosamente alle prime ore dell’alba,
per raccogliere le parole di Simone, impegnato con il forno a legno (firmato da un Maestro,Eros Pavesi di Rimini),
a ‘creare’ il pane di farine pregiate. Lucrezia, ha saputo accompagnare la storia del Nostro, lasciando il fascino
e la complessità di Venezia, per condividere questa avventura che, per altro, ha solide radici nel dna della famiglia Michielin.
Poi, nel giorno di apertura del Festival dello Sviluppo Sostenibile, la testimonianza di Simone
per le Vie del Pane, nel corso di una trasmissione che ha dato voce anche a Grani Antichi FVG,
al Mulino Terre Vive e alla rete di pizzerie de L’Angolo Goloso, come dire, insomma, dal seme
alla tavola.
Un percorso non pubblicitario, ma di informazione onesta e ‘pulita’,che proporrà alle comunità
scolastiche un materiale didattico sulla storia del pane.
E, su queste scelte, Lucrezia e Simone ci sono e ci saranno.
Così va bene!

venerdì 26 aprile 2019

Il pinot grigio dell'Azienda Agricola Dino Lorenzon al Parlamento Europeo di Milano


Il Prosecco Extra Dry della azienda agricola Dino Lorenzon di Negrisia, ha aperto l'incontro
a convivio che Borghi d'Europa ha organizzato alla Osteria da Eros a Stabiuzzo di Cimadolmo. 
"Un vino fresco, equilibratamente sapido e acido. Elegante. Fruttato di mela, limone. Magnifico come aperitivo ", ha commentato Anna Lorenzon.

Poi il pinot grigio, che ha meritato il palcoscenico del Parlamento Europeo di Milano,in occasione
dell'incontro per presentare i 10 Percorsi Internazionali di Borghi d'Europa.
"Un generoso vitigno di Negrisia - osserva Alessio Dalla Barba,responsabile della Comunicazione di Borghi d'Europa e sommelier AIS-, la vinificazione in bianco conferisce un elegante colore giallo paglierino con sfumature ramate appena percettibili.Vino piacevolmente fruttato con ricordo di pesca acerba e pera, si sposa bene con minestre, uova e con il pesce. " 

Infine lo chardonnay, "vino ottenuto da uve chardonnay delle grave del Piave, colore giallo paglierino di normale intensità, profuma di mela golden e frutta acerba. Sapore delicato di miele. Ottimo come aperitivo e fuori pasto, adatto per antipasti e piatti di pesce delicati. "

I vini dell'azienda agricola Dino Lorenzon di Negrisia hanno vieppiù confermato la loro eccellenza,
in un percorso professionale che Anna e Omar stanno compiendo con passione e determinazione. 

lunedì 22 aprile 2019

Stanig a Prepotto : vini e ospitalità d'eccellenza


Le giornate di informazione organizzate dall'Istituto per la cultura slovena e dalla Pro Loco delle Valli del Natisone, in occasione del Mese della Mobilità Dolce promosso da CO.MO.DO (Cooperazione per la Mobilità Dolce) e dell'Anno del Turismo Lento, hanno portato i giornalisti e i comunicatori di
Borghi d'Europa ad incontrare presso lo SMO museo multimediale sloveno di San Pietro al Natisone
i vini friulani della zona di Prepotto.
La scelta è caduta sull'azienda agricola Stanig.
"E' il 1920 quando Giuseppe Stanig avvia l'attività vitivinicola ad Albana di Prepotto.
Sono trascorsi più di novant'anni e l'Azienda è gestita oggi dai nipoti Federico e Francesco con lo stesso amore, lo stesso entusiasmo e lo stesso rispetto verso le tradizioni legate alla terra e al vino che si produce ancora con il lavoro manuale e con la passione. Situata nel cuore dei Colli Orientali del Friuli l'Azienda si estende su una superficie di circa 9 ettari sui quali vengono coltivate con cura le varietà classiche friulana e qualche perla autoctona come lo Schioppettino di Prepotto".

Si è iniziato con Ribollicine Extra dry, Ribolla gialla in purezza . L'affinamento, lento e armonioso,
dura ben 90 giorni.

" Abbiamo poi degustato -osserva Alessio Dalla Barba, responsabile nazionale della Comunicazione
di Borghi d'Europa e sommelier AIS-, lo schioppettino di Prepotto. Un vino importante, che segna
in qualità le produzioni di Stanig".
Fra i rossi ricordiamo anche il merlot e il cabernet, fra i bianchi il Friulano, il Sauvignon, la Malvasia
e la Ribolla.

L'azienda offre anche il servizio di cucina agrituritsica e l'alloggio.
L’Agriturismo “Al Vecchio Gelso” è situato nel mezzo di vigneti e colline, tra due chiese immerse tra il verde delle colline incontaminate. La sala da pranzo è ricavata in un vecchio fienile da poco ristrutturato.
L’Agriturismo abbina l’ottimo vino alla cucina di qualità proponendo menù in base alla stagione, come accade con il frico: oltre a quello tradizionale di patate, a seconda del periodo offre varietà con porro, erbe dell’orto e salsiccia.
Un altro fiore all’occhiello è la carne: arrotolati di oca, anatra ma anche faraona ripiena. Senza dimenticare brovada e muset, salame all’aceto, frittate alle erbe, gnocchi, lasagne e tagliatelle fatte in casa. A completare golosi dolci rigorosamente fatti in casa, come lo strudel di mele, la panna cotta e la famosa gubana. Ristorante aperto dal Giovedì alla Domenica. 
L'azienda agricola Stanig è stata inserita nel Percorso Internazionale EUROVINUM,Il Paesaggio
della Vite e del Vino. 

AGRITURISMO LA CASA DELLE RONDINI nelle Valli del Natisone


APPUNTI DI VIAGGIO NELLE VALLI DEL NATISONE
A convivio con l' Associazione INVITO


Nel corso delle iniziative di informazione proposte dall’Istituto per la cultura slovena e dalla
Pro Loco Valli del Natisone, si è realizzato presso lo SMO museo multimediale sloveno, un
incontro con i giornalisti e i comunicatori della rete Borghi d’Europa.

L’Associazione Invito ha presentato la rassegna Invito di Primavera, interpretando
anche alcuni piatti che hanno ben rappresentato la cucina, le tradizioni e le culture delle Valli
del Natisone.
 
AGRITURISMO LA CASA DELLE RONDINI

Nella frazione Dughe, nel comune di Stregna, l’Agriturismo La Casa delle Rondini propone
un menù di primavera semplice, ma intrigante.
Il buon pane fatto in casa accompagna i salumi della cantina.Dopo un intermezzo di ‘Zupa
Usgana’ (minestra di matricaria), via al risotto ai fiori di tarassaco con pancetta croccante e alle
tagliatelle di crespelle al pesto di Aglio Orsino. Il secondo : una buona arista di maiale in salsa di miele alla salvia….

Il menù è sempre stagionale e le "materie prime" sono prodotte dall'azienda.
Caterina e Alessandro sanno offrire ai propri avventori il meglio di casa.
“Dagli insaccati ai formaggi (straordinario quello tenero), dal primi (rielaborati, ma poco, dalla tradizione) ai secondi (carni tenerissime). I dolci sono eccellenti. Il luogo è incantevole (castagneti
e prati) a ridosso di quello che fu il confine della "cortina di ferro". “
Il servizio è alla mano : i titolari dialogano con i clienti, danno informazioni utili e creano una calda atmosfera.

“ Molto bella l’esperienza di Invito, ove convivono ristoranti e agriturismi – osserva il
Presidente di Borghi d’Europa Renzo Lupatin -. Non sempre è così, come sappiamo bene.
Non solo l’unione fa la forza…. del Territorio, ma suggerisce una visione delle Valli come
luoghi di scelte possibili e diverse, ma tutte ugualmente condivisibili”.
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